IL Carnevale in Lucania

Il Carnevale a Montalbano Jonico


- Tutti in giro per il paese questa sera a Montalbano Jonico. Negli spiazzi, negli incroci ci sono ancora o na Volta i tradizionali" Fuochi di SantAntuon", dai nome del santo del giorno al quale sono dedicati, Sant'Antonio Abate, nato in Egitto, ma venerato in quasi tutto il Sud dell'Italia, protettore del fuoco e degli animali domestici.

La tradizione, che sembrava scomparsa, è "ritornata" da più di un decennio e "resiste" alla modernità e alle tante difficoltà che i preadolescenti incontrano per la raccolta e conservazione delle "fiasche", come si chiamano i rametti residuati alla raccolta delle o live. Un tempo queste incominciavano ad essere raccolte già dall'Immacolata, con la "complicità" degli adulti che le trasportavano con i loro carri, e venivano custodite gelosa- mente in luoghi tenuti nascosti fino al giorno di "Sant'Antuon". Quanta fatica, quante notti a vigilare sulle "frasche", quante "battaglie" per sottrarle alla squadra avversaria o per di fenderle dagli attacchi dei ragazzi del rione vicino. Alla fine, tra la gioia di tutti, si accumulavano nello spiazzo nell'incrocio tradizionalmente prescelto, destinato a quel rione, a quel gruppo e accompagnato da canti, scherzi, balli e riti propiziatori, alla presenza dei genitori e degli abitanti del posto, si accende- va, dopo averlo benedetto, il grande falò.

Adattato alla modernità dei tempi, il "rito" sostanzialmente è lo stesso, si ripete pressappoco allo stesso modo. Lo stesso è l'entusiasmo dei ragazzi, gli stessi sono gli sforzi, le furberie, l'impegno. Un tempo si faceva a gara per fare il fuoco più bello, a chi riusciva a mandare più in alto le fiamme o a farle durare di più. Qualche anno fa qualcuno ha anche pensato di istituire un premio in tal senso, ma la cosa è rimasta il e la passione per questa tradizione popolare, presente oltre che a Montalbano anche in altri paesi del materano, è rimasta allidata all'entusiasmo preadolescenziale. E uno degli ultjmi" giochi", degli ultimi "entusiasmi" di una infanzia che oramai va via, "fugge" verso la prossima giovinezza.

Quella del fuoco è una delle feste pagano religiose maggiormente presenti in Lucania, nella Magna Grecia e, in verità, un po' in tutt'Italia e in quasi tutti i paesi del mondo. Si rifa al mito di Prometeo, che andò sull'Olimpo per rubare il fuoco agli Dei e donarlo agli uo nani. ll fuoco è sempre stato presente nella storia, nel pensiero e nel cuore dell'uomo. E' uno dei doni "fondamentali" degli Dei all' Umanità. Ha un significato ed una funzione purificatrice e propiziatrice. Ha anche la funzione riequilibratrice dell'ecosistema contadino in quanto "consuma", "ricicla", quasi fosse una "cremazione" dal sapore arcaico, tutto ciò che resta, il " superfluo" del vivere umano. Ed è per questo motivo che la data in cui la tra- dizione si rinnova varia da paese a paese. In alcune patti si fa a Santa Lucia, in altre a Sant'Antonio Abate e in altre ancora a San Giuseppe.

Tratto da "La Nuova Basilicata" del 17 gennaio 1999 - Articolo di Giuseppe Rotunno


 

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