Scanzano Jonico
pattumiera nucleare
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(ultimo aggiornamento : 21/03/2006 - last update 03/21/2006 )
LA SCOPERTA DI CARLO RUBBIA
Rubbia: ecco come “bruceremo” le scorie radioattive
L’Enea sta sperimentando una nuova tecnologia messa a punto dal premio Nobel
Carlo Rubbia, presidente dell’ente scientifico italiano, che prevede una
variante del sistema ADS (Accelerator Driven System) e che consentirà di
“bruciare” le scorie radioattive. Oggi nel nostro Paese ammontano a 80 mila
metri cubi i rifiuti contenenti radioisotopi a vita media lunga o lunghissima, i
cui tempi di decadimento vanno da centinaia a migliaia di anni. Rubbia ha
spiegato l’utilizzo di questa nuova tecnologia: “L’alternativa oggi allo studio
è quella di ‘bruciare’ quegli elementi che hanno vita troppo lunga per garantire
la sicurezza ambientale futura” ha detto Rubbia, riferendo che “l’Enea è
attualmente impegnato in attività sperimentali derivanti dall’utilizzo del
sistema ADS, che si basa sull’accoppiamento tra un acceleratore di particelle ad
altissima intensità e un dispositivo sottocritico nucleare”. “L’ADS - ha
aggiunto Rubbia - è il frutto della reciproca fecondazione di tecnologie
indipendenti: gli acceleratori di particelle come quelli usati per la ricerca, i
reattori – operati in regime sottocritico - refrigerati a piombo fuso, come
quelli usati nei sottomarini russi, e il trattamento dei combustibili usati”.
Rubbia ha inoltre sottolineato la priorità di alcuni determinanti obiettivi da
raggiungere per risolvere il problema delle scorie nucleari sul nostro
territorio, come il trattamento e condizionamento di tutti i rifiuti radioattivi
liquidi e solidi stoccati nei vari siti, in gran parte ancora non trattati, per
trasformarli in manufatti certificati, temporaneamente stoccati sul sito di
produzione ma pronti per essere trasferiti al deposito nazionale. E ancora: la
scelta del sito e la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti
radioattivi che dovrà consentire sia lo smaltimento dei rifiuti condizionati di
II Categoria (a vita media pari a centinaia di anni), sia lo stoccaggio
temporaneo a medio temine dei rifiuti di III Categoria (migliaia di anni), in
particolare quelli derivanti dal ritrattamento e il combustibile irraggiato non
sottoposto al ritrattamento, oltre alla disattivazione accelerata degli impianti
nucleari italiani. A questo proposito Rubbia ha richiamato l’attenzione
sull’esigenza di una sempre maggiore collaborazione tra autorità centrali,
locali, opinione pubblica, organizzazioni sindacali e ambientaliste. Nel corso
del suo intervento, inoltre, Carlo Rubbia ha quindi evidenziato il rilevante
ruolo offerto dall’innovazione tecnologica per il miglioramento degli attuali
processi di trattamento dei rifiuti nucleari, e in prospettiva, per soluzioni
radicali per quelli più difficili da trattare, con tempi di vita lunghissimi,
dell’ordine delle decine di migliaia di anni. Tutto questo, però, ha spiegato
ancora Rubbia, “richiede un impegno continuativo della ricerca a livello
internazionale per la messa a punto, da un lato, delle soluzioni di
immagazzinamento delle scorie che offrano la maggiore sicurezza e il massimo
rispetto dell’ambiente, in modo da impedire che esse entrino in contatto con la
biosfera, dall’altro, appunto, di varianti di reattori che comportino una
notevole riduzione di tali scorie, in particolare quelle a vita media lunga e
lunghissima”.