L’Unione Sarda  del 25 luglio 2003 pag. 4

Regioni unite contro le scorie nucleari
La Sardegna guida la rivolta: respinto il progetto di Jean


Dal nostro inviato
Marco Mostallino

Roma - Le Regioni non vogliono le scorie nucleari e non si fidano né del Governo né del commissario incaricato di risolvere il problema dei rifiuti radioattivi. Per questi motivi i presidenti, riuniti a Roma in via Parigi 11, hanno respinto al mittente senza nemmeno esaminarlo lo studio preliminare all'individuazione di un sito nazionale per lo smaltimento dei materiali delle centrali spente. é passata dunque in pieno la linea di Mauro Pili, che già due settimane fa durante una riunione tecnica aveva proposto - anche con toni aspri - di restituire quasi con sdegno al generale Carlo Jean il dossier con i criteri per la scelta della pattumiera atomica.
La Conferenza dei Presidenti - si legge nella lettera che già stamani sarà nelle mani di Jean - sottolinea come l'argomento richieda necessariamente una valutazione politica approfondita. La Conferenza dei Presidenti - prosegue il testo - ha pertanto deciso di restituire al Commissario la proposta pervenuta richiedendo la riapertura del confronto con il Commissario stesso. I prossimi passi, indicati durante l'incontro, dovrebbero essere i seguenti: una sorta di diffida politica al Governo affinché non compia blitz d'agosto scegliendo in solitudine un sito per le scorie; poi una nuova Conferenza in settembre, per approfondire la discussione, quindi un'audizione del generale Jean. Ciò significa che tramonta l'auspicio, più volte espresso dal commissario, di suggerire alle Regioni e a Silvio Berlusconi una rosa di siti entro la fine di luglio.
Il percorso ricomincia da capo, anche perche' i governatori, nella lettera inviata al generale, indicano lo smaltimento all'estero delle scorie come soluzione preferita per il problema. é stato proprio Pili - arrivato a Roma insieme all'assessore all'Ambiente Emilio Pani - a insistere perche' la risposta secca al numero uno della società statale per il nucleare (la Sogin) fosse data immediatamente. Jean - ha sostenuto il presidente sardo - ha travalicato il mandato del premier, che lo ha incaricato di affrontare la questione ma non di scegliere necessariamente un deposito unico in Italia. Pili propende per lasciare i rifiuti radioattivi lì dove si trovano oggi - nelle centrali spente e in laboratori - ma soprattutto il Piemonte, che conserva quasi due terzi delle scorie, non gradisce questa ipotesi. La Conferenza propone allora al
generale e al Governo di trovare una soluzione estera: il pensiero di tutti corre alla Russia.
Nella sua offensiva, il presidente senza Giunta della Sardegna ha trovato preziosi alleati nella Sicilia e nella Basilicata. é stato il capo dell'esecutivo lucano, Filippo Bubbico, a stendere di suo pugno la risposta
a Carlo Jean, mentre l'assessore siciliano Marina Noè - che rappresentava Totò Cuffaro - ha chiesto esplicitamente che la Conferenza intimi al Governo di non procedere in assenza di deliberazioni delle Regioni: Stiamo attenti - ha detto - perche' all'esame del Parlamento c’é la legge delega su energia
e smaltimento delle scorie: dobbiamo vigilare per impedire che qualche emendamento, dei senatori o del Governo, porti a un iter che taglia fuori le Regioni.
La Sicilia é amministrata dalla Cdl, ma in questa materia la paura di trovarsi in casa 53 mila metri cubi di uranio e plutonio è più forte della disciplina di partito. E anche il Piemonte, che con il forzista Enzo Ghigo
coordina la Conferenza, dopo un timido tentativo di insabbiare la proposta di Pili, si é allineato: La vicenda - ha detto l'assessore all'Ambiente Cavallera - é stata condotta in maniera improvvida, con dichiarazioni che hanno riscaldato gli animi. E ora la domanda ci chiedete di pronunciarci
sui criteri, ma non è che avete già Scelto il sito? appare del tutto legittima, considerata la poco accorta gestione dell'affare.

Incassato anche l'appoggio del Piemonte, Pili ha insistito perche' i colleghi approvassero subito il suo altola' al generale Jean. Sono d'accordo con la Sardegna, ha annunciato il lucano Bubbico, che immediatamente ha preso carta e penna per redigere la lettera.
Ovvia, a fine seduta, la soddisfazione di Mauro Pili: Credo che con questa posizione si dia un utile apporto alla soluzione di un problema che rischiava di diventare ingovernabile perche' nessuna Regione é disposta a prendersi le scorie. Viene inoltre indicata la strada più razionale e più facilmente perseguibile, anche con maggiori garanzie per quelle realtà nazionali che giù ospitano siti nucleari dismessi. A prescindere da tutto questo - ha concluso Pili - é comunque fatta salva la Sardegna in quanto
Regione a Statuto speciale con competenza primaria in materia ambientale.  é stata però proprio la sollevazione della societa' isolana, prima a gridare il proprio no ai rifiuti nucleari, a portare la vicenda alla ribalta nazionale. Dopo la Sardegna é insorto il Friuli, quindi é stata la volta della Puglia, infine é giunta la reazione di tutti i governatori a un progetto, ha sostenuto Pili, che puntava a mettere le Regioni con le spalle al muro. A questo punto - ha concluso il presidente sardo - sono sempre più convinto che in Italia non ci sara' mai un deposito unico dei materiali radioattivi.
 

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